La storia

 

CUTIGLIANO

 

L'Etimologia del nome e le origini

Panorama invernale

 

L'etimologia del nome di Cutigliano non è univoca; storici, letterati e studiosi fanno riferimento alle più disparate fonti; secondo alcuni il nome deriva da Cutilio antico; altri sostengono che l'esercito del patrizio romano Catilina, sconfitto in questo territorio dall'esercito di Antonio, avrebbe fondato il paese che prese il nome di Catilianum; c'è chi fa riferimento agli aborigeni abitanti di Cutilia presso Rieti che, distrutta la loro patria dagli Umbri, cercarono una nuova sede e scelsero Cutigliano perché somigliava al luogo da loro lasciato; alcuni autori fanno derivare il nome del paese da un passo di una lettera di Cicerone in cui nomina "Acutilianum" analogamente ad Arimini, che volgarmente era detta Rimini; infine, c'è chi richiama il Re delle Alpi Coctio, chi Coctianum, famiglia famosa, chi il poeta Catullo, da cui il nome Catullianum.
L'origine di Cutigliano è incerta, nonostante le numerose ricerche fatte da storici e letterati di ogni epoca. Secondo alcuni il territorio di Cutigliano apparteneva anticamente ai Liguri Friniati; altri ne sostengono l'appartenenza agli Etruschi.
Dalla sua origine fino al secolo XIV, epoca di costruzione del Palazzo Pretorio, poco sappiamo dei suoi abitanti. Anche in epoca successiva i documenti rintracciati non permettono di tracciare una storia completa; ciò nonostante, non è inutile delinearne il profilo storico, anche se incompleto, per permettere comunque di meglio conoscere e apprezzare le origini di questo ameno e pittoresco paese di montagna.

L'origine del Palazzo di Giustizia

Palazzo Pretorio

Il Capitano della Montagna prese residenza per la prima volta a Cutigliano nel 1373. Dimorò in una casa presa in affitto nei pressi della attuale Piazza del Comune. Ma per il decoro ed il prestigio del Capitano venne acquistato nel 1377 il terreno per la costruzione del Palazzo Pretorio. Questo acquisto risulta dall'archivio di S.Iacopo da San Miniato, in cui si trovano due contratti rogati da Ser Cherardo di Jacopo, notaro ed ufficiale di Ser Baldo di Guglielmo Altoviti, Capitano di Montagna. In uno di questi è detto che il 6 settembre 1377 si adunarono a Cutigliano i Sindaci di Sette Comunità della Montagna Alta per comprare il sito su cui fabbricare il Palazzo. Per l'acquisto del terreno furono versati 277 fiorini d'oro, 216 soldi e 32 danari. Il sito era composto da due case attigue e da un orto nel quale si trovavano gelsi e frutti. In tempo di guerra o di contagio, il Capitano doveva continuamente risiedere nel Palazzo insieme alla Corte. Il Capitano di Montagna che ha dimorato per primo nel Palazzo è stato Baldo Altoviti, nobile fiorentino, avo degli Altoviti-Avila imparentato con la ben nota famiglia cutiglianese Niccolai-Lazzerini. La mole chiusa e compatta del Palazzo Pretorio ricorda i Palazzi Pubblici sorti in Toscana nel corso dei secoli XIII e XIV. Tranne questo generico riferimento, il Palazzo presenta forme riconducibili all'ambiente fiorentino del Quattrocento. La calma ripartizione della facciata a tre ordini di finestre sovrapposte e le cinque aperture arcuate del piano mediano, dotate di una semplice mostra di pietra, sono motivi tipici del primo Rinascimento fiorentino. Anche il portale d'ingresso, con coronamento centinato e fregiato da conci di bugnato liscio, va riferito al rinascimento fiorentino. Le finestre del sottotetto, con la loro tipica forma a orecchia, rivelano invece un'origine settecentesca.
Le finestre quadrate del piano terreno risalgono al restauro avvenuto intorno al 1930.Ancora oggi sulla facciata principale del palazzo possiamo ammirare una serie di stemmi in pietra e terracotta policroma; altri fra cui un dipinto, si trovano nell'atrio d'ingresso e sul fianco sinistro dell'edificio.

La fontana del ComuneQuesti sono le insegne araldiche che i vari Capitani della Montagna lasciarono a ricordo del loro mandato. Se ne contano circa novantacinque, compresi tra il 1444 e il 1742. Sulla sinistra della facciata si trova una piccola fontana di forma quattrocentesca al cui fianco vi era la colonna del Marzocco, (costituita da un leone affiancato da uno scudo con il giglio di Firenze, simbolo della Repubblica Fiorentina), oggi trasferita per ragioni di conservazione sotto la loggia e sostituita con una copia.
La piccola Loggia, costruita quasi di fronte al Palazzo, risale al XV secolo. Eretta in un tempo successivo rispetto all'edificazione del Palazzo Pretorio, era il luogo dove si rogavano gli atti notarili e dove il Capitano amministrava la Giustizia. Vi era collocato un tavolo in pietra, oggi trasferito nell'atrio del Palazzo.
Sulla parete di fondo della Loggia si trova un'edicola entro cui è un affresco raffigurante la Madonna col Bambino datato 1577.

 

 

Vicende storiche e politiche

La Loggetta dei Capitani Cutigliano si affaccia alla porta della storia intorno al mille; sono di questo periodo i documenti storici più antichi che si trovano nell'Archivio di Stato di Pistoia. Alcune costruzioni risalgono all'epoca del feudalesimo; Cutigliano risentì da vicino di questo periodo con la costruzione di varie torri (a Montestuccioli, a Cacioli ed alla Cornia), posizionate nei punti dominanti e strategici. A quell'epoca Cutigliano apparteneva al Comune di Lizzano, il più importante della Montagna Alta, con un governatore separato ed indipendente dalla città di Pistoia. Nessun documento indica con esattezza l'anno in cui Cutigliano si divise dal Comune materno; certamente non prima dell'anno 1255, anno in cui tra gli altri alcuni uomini di Cutigliano vennero eletti per amministrare il Comune di Lizzano; si ritiene che la scissione sia avvenuta intorno al 1300. Cutigliano incontrò dure battaglie per mantenere la propria libertà. Fra le più cruente furono quelle per sconfiggere ad allontanare dal proprio territorio Castruccio di Antelminelli: Capitano Generale di Guerra dei Lucchesi. Questi fatti avvennero negli anni 1320/1330. In seguito altri scontri si ebbero con i ribelli della Valdinievole che, rifugiatesi nel castello di Lucchio insediavano i popoli della Montagna Alta. Per fortuna nell'anno 1330 il Capitano Angiolo Panciatichi, ridusse all'obbedienza questi ribelli. L'origine del Capitano di Montagna è incerta. Alcuni autori la fanno risalire all'anno 1330 con Angiolo Panciatichi, citato in precedenza. La sua residenza all'inizio fu a San Marcello e solo successivamente si alternò con gli altri paesi. Secondo il Fioravanti l'origine dei Capitani risale al 1358, dopo la ribellione dei popoli della Montagna Alta.
Infatti, Pistoia, constatato che il governo attraverso i Potestà, non dava i risultati voluti, mise un solo ministro, con il titolo appunto di Capitano della Montagna, il quale pose la residenza a Castel di Mura; nel 1361 a Lizzano; e nel 1373, a Cutigliano, con l'obbligo di fare ogni mese il giro dei castelli. In questo anno, dopo varie contestazioni i Pistoiesi, in accordo con alcuni mediatori fiorentini e gli anziani, stabilirono che la carica di Capitano della Montagna doveva essere ricoperta da una persona di parte guelfa fiorentina. Dal 1377 la residenza si alternò ogni quattro mesi tra Cutigliano, San Marcello e Lizzano. Nel 1512 a seguito di un fatto increscioso Lizzano perse il diritto ad ospitare il Capitano e da allora la residenza si alternò di sei mesi in sei mesi tra Cutigliano e San Marcello.

 

ABETONE

 Le Piramidi width="Il paese dell'Abetone nasce per via di una strada di cui due stati avevano un gran bisogno. Fino alla fine del Settecento, infatti, per scavalcare quei monti fitti di abeti non c'era che qualche stradaccia che si arrampicava su per il Passo di Annibale o in cima a quello della Fariola oppure dei viottolini, pochi e spersi, piu' adatti ai muli ed alle pecore che ai rari cristiani costretti a mettersi in cammino dalla Toscana per il modenese ed al contrario.

A togliere a quei viaggi il carattere di avventura dal finale incerto, ci pensarono in quattro: Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena, non Granduca di Toscana, Francesco III Duca di Modena e due architetti di grido: Leonardo Ximenes per i lavori nella parte toscana e Pietro Giardini per la parte modenese. Nonostante i mezzi di allora e la difficolta' dell'impresa, nel giro di soli dodici anni dall'inizio dei lavori e precisamente nel 1778 fu festeggiata la nascita di quella che oggi si chiama la "S.S. n. 12 dell'Abetone e del Brennero".

Allargata la mulattiera preesistente tra Pistoia e S. Marcello, inventato di sana pianta tutto il tratto di Il al confine modenese, costruiti due ponti grandiosi sulla Lima e sul Sestaione, centinaia e centinaia di uomini cambiarono la faccia al vecchio Passo di Serra Bassa spaccando in due con un grosso nastro di sassi e polvere che proprio all'apice di quella sella tra Monte Maiori e Monte Gomito, cominciava la sua discesa gia' verso Pieve Pelago. E anche il nome fu cambiato, colpa di un abete la cui ceppaia era talmente larga che "sei persone messe tutt'intorno con le braccia tese non riuscivano a cingerla tutta"; da qui viene "Abetone".

A questo punto il piu' era fatto: i mercanti del Granducato avevano ottenuto un nuovo sbocco per i loro traffici e Francesco di Modena si era assicurato un comodo collegamento militare tra la Toscana e la sua Germania.

Ora andava fatto il meglio; anzi l'indispensabile: i cosiddetti servizi che, nel linguaggio del Repetti, erano costituiti da "comode fabbriche per alberghi e per le poste dei cavalli", nonche', come si legge nella relazione generale dello Ximenes, dall'osteria e dalla dogana che avrebbero dovuto sorgere "in un punto opportuno di questo bosco Boscolungo".

E di li', infatti, a poco meno di un chilometro dal passo, fu costruito il primo nucleo del futuro paese, perfezionato con la Chiesa nel 1782 e spaccato in due fin dalla sua nascita per via del confine di stato che lo attraversava. Boscolungo e Serra Bassa rimasero due parti distinte anche dopo l'Unita' d'Italia, quando il confine divenne tra Comuni, Fiumalbo e Cutigliano, per tornare infine a confondersi del 1936, anno in cui l'Abetone si costitui' in Comune lui stesso".

Brano tratto, per gentile concessione, dal libro di Pasquinucci e Zanni "Abetone, storia cucina bugie"

 

 

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